mercoledì 24 maggio 2017

Carriera o famiglia? Riflessioni ingenue di una mamma carnica sull’intervista rilasciata da Debora Serracchiani a Vanity Fair




“la nostra società non è preparata culturalmente e logisticamente ad accogliere un forte impegno fuori casa della donna. Non c’è riunione politica che sia fissata prima delle otto e mezzo di sera, perché prima gli uomini sono impegnati; peccato che sia anche l’orario in cui una donna che ha famiglia avrebbe altro da fare”

Debora Serracchiani, Link all'intervista
 

Pochi giorni fa, quando ho letto la lista dei candidati alle amministrative del mio comune, ho provato dispiacere per non aver potuto partecipare alla formazione del gruppo che mi aveva contattato, e ho ritrovato le mie stesse impressioni nell'intervista citata qui sopra.
Pensandoci bene, però, non credo che lo svantaggio lamentato dalla Serracchiani riguardi solo le donne / madri di famiglia. Io e mio marito abbiamo due bambini e la fortuna di poter contare su quattro nonni, ma entrambi siamo impegnati in un lavoro full time (che al giorno d’oggi è un “privilegio necessario”), e le ore libere sono completamente dedicate ai bimbi, alle faccende di casa, alle scartoffie e ai vari lavori stagionali (sfalcio, legna ecc.)… il tempo non basta mai. Io sono sempre stata una militante convinta e mi pesa da matti dover reprimere l’istinto attivista, così come mi pesa non andare mai a prendere i bambini all’asilo, andar via al mattino alle 7 e mezza mentre loro ancora dormono o dover svegliare il piccolo alle 7 per lasciarlo frettolosamente al nido, non riuscire a preparare pasti nutrienti ed equilibrati, avere la casa e gli armadi perennemente in condizioni pietose, rispondere a chiamate e messaggi sempre troppo tardi e non sentire e vedere mai le persone care… non approfondire tematiche che riguardano la salute e l’educazione… non riuscire a stampare le foto, a fissare qualche ricordo in un diario… non riuscire a scacciare i sensi di colpa per la lista di cose da fare che non termina mai…eccetera eccetera eccetera.
Tornando all’intervista, forse è più corretto dire che chi ha lavoro e famiglia è automaticamente escluso dalla vita politica, che rimane per la maggior parte dei casi privilegio dei pochi eletti… i quali, per quanto sensibili alla questione, non possono percepire l’intensità del problema, e di conseguenza si concentrano su altro. I cambiamenti che interessano la nostra società sono sempre più rapidi, il “sistema” per definizione tende a mantenere lo status quo e ogni piccola pretesa di cambiamento viene presa in considerazione quando ormai è obsoleta. Io non credo nelle rivoluzioni, introducono cambiamenti troppo repentini, spesso anticipano i tempi e costringono il popolo ad adattarsi ad un sistema al quale non è ancora pronto, finendo così per rinnegare lo scopo per il quale sono nate. Credo invece nella cittadinanza attiva, nella forza della perseveranza e nella responsabilità che ogni singolo può assumere vivendo in modo critico e al tempo stesso propositivo i diversi ruoli che assume nell’arco della propria vita. 
Quindi concludo con una proposta, che magari esiste già come realtà a me sconosciuta… esistono tante associazioni di famiglie: perché non offrire loro uno spazio in consiglio comunale, un po’ come viene fatto con la consulta giovani, per cominciare pian pianino ad introdurre nuovi “ritmi” e nuove priorità??? 


p.s. se questi pensieri vi sembrano eccessivi, saccenti e spocchiosi, consolatevi leggendo i commenti all’intervista di Vanity Fair sui vari social network: troverete un mare di consolante superficialità che fa da contraltare al mio articoletto 😊 

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