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sabato 17 ottobre 2015

Svezzamento e allergie alimentari: facciamo chiarezza!!!

Da qualche anno a questa parte le indicazioni sullo svezzamento sono cambiate: prima, l'Organizzazione Mondiale della Sanità raccomandava l'allattamento esclusivo al seno fino al 6 mese di età, per poi introdurre gradualmente gli alimenti sotto forma di pappe a base di brodo / passato di verdura, a cui aggiungere farine, grana, olio d'oliva e proteine animali (omogeneizzati di carne e pesce). Ora, invece, i pediatri sottolineano l'importanza dei cosiddetti "assaggini": alcuni studi, infatti, hanno evidenziato la necessità di far assaggiare ai neonati già tra il 4 e il 6 mese di vita il cibo degli adulti.
Si è infatti osservato che ritardare l'introduzione di alcuni alimenti ritenuti allergizzanti (come l'uovo o alcuni tipi di frutta) provoca un aumento della possibilità di sviluppare allergie in soggetti predisposti geneticamente.
Questa piccola rivoluzione ha causato non poca confusione, soprattutto nelle mamme che hanno già avuto bimbi in passato e che, a distanza di pochi anni, si trovano ad affrontare in modo completamente diverso questa importante tappa per lo sviluppo del neonato.
Cerchiamo di capire cosa fare e cosa non fare assieme al dottor Fior, pediatra e allergologo presso l'ospedale di Tolmezzo.

Le nuove linee danno ragione alle nonne, che spesso disapprovavano i rigidi schemi alimentari adottati fino a poco tempo fa. Possiamo dire che c'è stato un ritorno alle origini? Cos'ha fatto cambiare idea a medici e studiosi?

Prima di tutto chiariamo una cosa: svezzare vuol dire sostituire un pasto di latte con qualche altro alimento. Gli "assaggini" consistono in piccole dosi di alimento da somministrare tra il 4 e il 6 mese di vita del bimbo, mentre lo svezzamento avviene di regola nel sesto mese.
L'importanza di un contatto precoce con tutti i cibi, soprattutto con i più allergizzanti (uovo pomodoro, pesce) è stata dimostrata scientificamente.
Succede che minime quantità di alimenti comuni - come quelli presenti ogni giorno sulla nostra tavola, negli odori della cucina, sulle mani o sulle labbra dei genitori - siano in grado di depositarsi e passare la barriera cutanea, attivando in loco la risposta di linfociti Th2 con produzione di immunoglobine (un tipo di anticorpi) specifiche: questo provoca la reazione allergica. Se gli stessi alimenti vengono introdotti attraverso la via orale, si attiva invece una risposta del versante Th1, che induce tolleranza. In parole più semplici, il contatto precoce con le vie digestive induce tolleranza, mentre la sensibilizzazione nei confronti degli alimenti avviene attraverso la via cutanea nei soggetti predisposti geneticamente. Questi soggetti hanno una particolare conformazione della cute che la rende permeabile alle molecole dell'alimento; tali molecole possono essere presenti in sospensione nell'ambiente domestico quando si cucina, o possono essere depositate sulla cute del bambino dalla mamma che ha mangiato uovo, ad esempio quando bacia il bambino.
Uno studio americano antecedente a queste evidenze scientifiche dimostrava, su un grosso numero di bambini allattati esclusivamente al seno, che tanto più a lungo durava l'allattamento, quanto più questi bambini rischiavano l'allergia alimentare. Allora non c'era spiegazione per questo fenomeno: oggi, invece, sappiamo che questi bambini rischiavano di più l'allergia alimentare perché tendevano a introdurre tardi gli alimenti diversi dal latte. è quindi utile consigliare un contatto precoce con ogni tipo di alimento già dal 4 al 6 mese di vita (finestra di tolleranza immunologica).

Qual'è la differenza tra allergia e intolleranza?

L'allergia si verifica quando viene coinvolto il sistema immunitario: in caso di allergia, anche una piccola quantità di alimento può scatenare una reazione allergica (manifestazioni sulla pelle, vomito, coliche addominali, diarrea… fino allo shock anafilattico); con l'intolleranza, invece, il meccanismo non è mediato dal sistema immunitario e pertanto insorge quando c'è il consumo di un certo quantitativo di alimento.

Parliamo ancora un po' degli "assaggini". Dal 4 al 6 mese dovremmo permettere al bimbo di assaggiare il cibo degli adulti, facendolo quindi partecipare al nostro pranzo e alla nostra cena. Ma le nostre pietanze sono condite e salate: come la mettiamo con il divieto di sale e zucchero per tutto il primo anno di vita del bimbo?


Quando parliamo di assaggini la quantità di cibo è minima, pertanto la presenza del sale è ininfluente.  Dal sesto mese, età dello svezzamento, è previsto l'utilizzo moderato del sale e dello zucchero. La presenza del sale nella dieta è importante per l'apporto di iodio (sale iodato), molto utile nel bambino piccolo per un buon funzionamento della tiroide. Questo vale a maggior ragione qui in Carnia, essendo le nostre acque di montagna particolarmente povere di questo elemento.

A 4 mesi i neonati, abituati alla suzione, estromettono la lingua e non riescono ancora ad inghiottire sostanze non liquide. Come facciamo quindi a somministrare questi assaggini?


Gli assaggini consistono in una quantità di alimento veramente piccola, per la quale non serve la masticazione: ad esempio, un pezzetto minuscolo di frittata, il sugo di pomodoro, il gelato alla crema… Il bambino stesso diventa una guida in questo atteggiamento in base al suo interesse per il cibo che c'è in tavola.

A chi soffre di una qualche intolleranza spesso viene consigliato di sospendere per periodi più o meno lunghi l'assunzione dell'alimento che provoca il malessere. E' corretto intervenire in modo così drastico sulla dieta ?

Assolutamente NO. Mai togliere dalla dieta un alimento già consumato: c'è il rischio di ottenere l'effetto contrario, in quanto l'individuo può avere reazioni gravi (anafilassi) alla reintroduzione dell'alimento.
Ricapitolando, queste sono le regole da seguire:
1) Non attivare mai la politica della prevenzione basata sull'evitamento, né prima né dopo la nascita, alla mamma che allatta o durante lo svezzamento.
2) Anticipare piuttosto che ritardare il contatto con tutti gli alimenti, appena il bambino si dimostra pronto, provando già dal 4 mese compiuto.
3)Offrire piccole quantità per volta degli alimenti più allergizzanti: uovo, latte, frumento, pesce.
4)Svezzare mantenendo il latte materno.
5) Non sospendere mai un alimento se già mangiato senza sintomi reaginici, ma non sospendere nemmeno un alimento che abbia causato sintomi reaginici solo modesti o a dosi elevate: bisogna comunque mantenerlo nella dieta a dosi più basse, che andranno poi aumentate progressivamente fino alle quantità abituali.

Quali sono i sintomi evidenziati dal bimbi nel caso di un'intolleranza o di un'allergia alimentare? L'eczema è una possibile reazione?

Se il bimbo assaggia presto questi alimenti non sono prevedibili reazioni, né immediate né future. Il risultato dell'introduzione di tutti gli alimenti tra i 4 e i 6 mesi permette all'organismo di trovare un equilibrio tra l'induzione della tolleranza (vie digestive) e la sensibilizzazione (vie cutanee). Se invece viene a mancare l'induzione della tolleranza per via digestiva, lasciamo libera la strada della sensibilizzazione (allergizzazione) della via cutanea.
L'Eczema, contrariamente a quanto si credeva un tempo, non ha nulla a che fare con l'allergia alimentare, almeno nelle fasi iniziali, perché è determinato geneticamente. Si pensava che l'allergia alimentare fosse la causa prima della dermatite atopica, e invece è la dermatite stessa, con il suo difetto di barriera geneticamente determinato, che permette la sensibilizzazione allergica agli alimenti. Va curato adeguatamente con creme cortisoniche, le quali -sottolineiamo- non hanno alcun effetto collaterale e permettono una buona gestione dell'eczema stesso. Un buono schema di applicazione della crema cortisonica è quello dell'utilizzo per due giorni consecutivi per settimana per tempi lunghi (mesi o anche anni). è fondamentale avere un buon controllo dell'eczema perché: 1) disturba il bambino;  2) si può sovrainfettare con le lesioni da grattamento; 3) è un'ulteriore porta aperta alle molecole di ingresso dell'alimento (vedi sopra). La storia naturale dell'eczema è quella di una spontanea guarigione entro i primissimi anni di vita. Ovviamente, nel frattempo, noi dobbiamo garantire il perfetto controllo del problema, come abbiamo appena illustrato.

Qualche ricetta?


La risposta è molto semplice: bisogna seguire i gusti del bambino con una dieta assolutamente libera, dove l'unica limitazione è l'incapacità di masticare!




mercoledì 29 aprile 2015

E' primavera: facciamo la minestra di prato!

Il verde grasso e lucente dei prati, l'aria piena di profumi e la miriade di margheritine e fiori di tarassaco che dipingono il paesaggio non lasciano alcun dubbio sul fatto che è primavera inoltrata, e bisogna assolutamente approfittare delle giornate di sole per portare a spasso i bimbi e per raccogliere i preziosissimi germogli che la natura ci può regalare solo in questo periodo del
l'anno. Con un duenne e un neonato raccogliere erbe non è così facile…ma si può fare!
 


Qualche giorno fa guardavo sconsolata questo spettacolo dal balcone di casa pensando che non ce l'avrei mai fatta… ma il calore del sole e l'azzurro del cielo hanno defenestrato ogni insicurezza e mi sono decisa a tentare l'avventura. Così, dopo un'ora buona di lavaggi, vestizioni e cambi pannolino esco di casa col piccolo nel marsupio, due sacchetti di plastica per la raccolta in tasca e con il grande che mi precede, strafelice di poter andare finalmente fuori a sfogarsi. Obbiettivo: raccolta sclopets (silente), germogli di luppolo e piantaggine per frittata e/o per la minestra depurativa che di solito preparo in questo periodo dell'anno, e che sa proprio "di prato". 

Ore 9:30: varchiamo il cancello di casa. Dopo 5 passi, ecco la prima crisi del grande. Il tragitto che propongo evidentemente non soddisfa le sue aspettative e si siede per terra sull'asfalto subito fuori casa, piangendo sconsolato.
Io accarezzo i sacchetti che ho in tasca e penso: ok, non ce la farò mai. Torniamo indietro e assecondo il duenne, che dopo aver circumnavigato per 2 volte la casa, diventa più affabile. Ripartiamo entusiasti dopo aver superato un nuovo ostacolo: l'aiuola della nonna. Il nano infatti si accontenta di sradicare solo 3-4 fiorellini, poi riparte.



Ore 9:50: dopo varie tappe (fiorellini, cartelli stradali, tombini in cui gettare sassi) arriviamo all'agognato luogo della raccolta. Uno spettacolo! Si intravede la nonna in lontananza che cura l'orto, facciamo un salto a salutarla e a dire ciao alle galline. Fortunatamente trovo una zona strapiena di sclopits e li raccolgo in un batter d'occhio… trovo anche qualche germoglio di luppolo (nella foto), piantaggine a volontà e anche la "barbe di bec", che però non conosco bene. 



Nel frattempo il nostro eroe ha trovato un meraviglioso passatempo: scavare nelle "farcadices" (i mucchietti di terra scavati dalle talpe) e gettare sassi, fiori e terra nei bidoni per la raccolta dell'acqua. Questo è il risultato:
Ore 11:00 si riparte, io sudatissima ma soddisfatta, il piccolo ancora nel mondo dei sogni (l'arietta primaverile è micidiale, ha dormito da quando siamo usciti fino al rientro) e il grande un po' contrariato perché ho interrotto il suo gioco, ma ha fatto il bravo e ha camminato da solo per tutto il tempo.
Risultato: 850g di erbe raccolte, 80% silene, resto piantaggine e qualche germoglietto di luppolo! La sera ho preparato un passato di verdure cuocendo il tutto con 4 patate medie e frullando col minipimer. Un pizzico di sale ed ecco il risultato… lo so, non è molto invitante, ma il sapore era ottimo! L'avrebbe mangiata anche il grande, se si fosse degnato di assaggiarne un po'...