martedì 16 giugno 2015

Ma… come si fa?!

Se vuoi che tuo figlio non diventi un bambino viziato, bisogna dargli le regole da subito. Devi spiegargli il motivo per il quale non bisogna mettere gli spaghetti nelle orecchie, anche se il suo sviluppo intellettuale ed emotivo non è ancora abbastanza maturo; devi essere autoritaria, ma non alzare troppo la voce. Non bisogna alzare le mani, altrimenti diventerà prepotente. Se gli girano i 5 minuti proprio mentre sei in cassa al supermercato, devi prenderlo in disparte e lasciare che si sfoghi senza curarti di dare noia a tutta la fila. Non devi sentirti in colpa se lo lasci a casa con i nonni o al nido mentre tu vai a lavorare: la sera, quando torni a casa e lui vuole giocare con te, devi spiegargli che non è il momento, perché la mamma deve cucinare, e che giocherai con lui dopo aver cenato e sistemato le stoviglie. Lui lo deve accettare: se fa i capricci, ignoralo. Al mattino non devi assolutamente accendere la tv per farlo svagare un po' durante i 7 minuti che ti servono per prepararti per andare al lavoro: questo comportamento avrà delle ripercussioni sul suo sviluppo emotivo.
A forza di leggere tutte queste "buone pratiche", la mia spontaneità mi ha detto "mandi" da un bel pezzo, e mi ha lasciata in balia di innumerevoli paranoie. Ci sono momenti in cui avrei voglia di scrollarmi di dosso tutte le informazioni che ho acquisito in questi anni per potermi relazionare con i miei figli senza quei maledetti sensi di colpa che a volte finiscono per trasformare lo stare insieme in una serie ragionata di azioni con fini pseudo pedagogici. Vorrei essere libera di giocare con lui divertendomi, ma devo fare la mamma, non l'amica. Vorrei ridere dei sorrisi marroni e bavosi che fa quando si gode un quadretto di cioccolata, ma c'è l'oliodipalmaechissàchealtro;  vorrei non sentirmi un mostro se mi scappa di dargli uno schiaffetto sulla sua manina troppo vicina ad una presa di corrente. Vorrei vivere giorno per giorno, senza dover programmare maniacalmente le attività per gestire l'energia dello scatenato duenne in modo tale che non sbrocchi quando è ora del pisolo pomeridiano, o quando deve sedersi a tavola.
Guardo lo spettacolo dei gattini che dormono assieme alla loro mamma con un'infinita invidia, perché io dormo con entrambi i bimbi nella loro stanzetta, e anche per questo mi sento in colpa (anche se sono superfelice di godermeli giorno e notte, e nonostante la stanchezza, mi capita di rimanere sveglia per ore solo per guardarli respirare). Si, vorrei educarli con naturalezza, ma... come si fa…



domenica 7 giugno 2015

Ma dove vivono i papà?!

Ci sono i papà premurosi, sempre sorridenti, che fanno di tutto per aiutare la propria compagna e renderle la vita meno pesante, che ti portano al mare ogni domenica e lavano i piatti. Poi ci sono i papà della vita reale, che sbuffano in continuazione, si lamentano perchè non riescono a dormire 12 ore di fila e il giorno dopo devono andare a lavorare, che si irritano se fai i lavori domestici disturbando il loro riposino, che pretendono di uscire quasi ogni sera e tornare a notte fonda senza sentirsi minimamente in colpa, che si arrabbiano se torni tardi dal lavoro (?!) e spesso fanno sfoggio di un vocabolario degno di un camionista bulgaro (non voglio essere razzista). In pratica ci sono i papà dei sogni e quelli che dobbiamo sopportare tutti i giorni, ma attenzione: non dobbiamo niente e se ci portano all'esasperazione, cerchiamo di redimerli.
C'è poco da fare, gli uomini non sono come noi, non capiscono le priorità della vita, sono immaturi, viziati ed egoisti. I loro bisogni vengono sempre al primo posto e credono di fare sempre troppo. 
Le eccezioni, per fortuna, ci sono, altrimenti non sarebbe possibile confermare la regola ;), ma la vita di coppia è durissima e, credetemi, se tornassi indietro farei un figlio da sola! E pensare che ci avevo anche pensato....
Svusate lo sfogo e buona domenica a tutti/e

giovedì 28 maggio 2015

Il tempo delle mamme è più prezioso?!

Diventando mamma gli impegni si moltiplicano e, come ho sottolineato molte volte, conciliare famiglia e lavoro è un compito arduo, molto arduo, visto che spesso i datori di lavoro non capiscono i salti mortali che una mamma (o un papà) deve fare per riuscire a coprire quel turno impossibile di 11 ore, ma lavorare è necessario, quindi, in qualche modo una soluzione la trovi, la DEVI trovare.
Spesso hai la tentazione e, ammettiamolo, la sfacciataggine di chiedere un cambio turno a quella collega gentile e senza figli che non è oberata di impegni come te.
Lei è troppo gentile per rifiutarti il favore, ma tu ti senti in colpa, perché credi che il suo tempo valga tanto quanto il tuo e che non si debba penalizzarla solo perché non ha ancora una famiglia. Anche lei ha mille impegni, solo che per lei è più facile organizzarsi. Forse questa è solo una giustificazione che ci diamo noi mamme per nascondere i sensi di colpa e perché ci rendiamo conto di dover per forza di cose pesare sulle altre persone. Avresti creduto di riuscire a gestire la tua vita e i tuoi impegni come prima di diventare mamma, invece è cambiato tutto e ti ritrovi a dover chiedere una sostituzione, proprio tu che non sopportavi quando lo facevano con te..
Solo ora riesco a capire quanto sia importante riuscire a conciliare famiglia e lavoro e sento la necessità di combattere per ottenere dei risultati in tal senso (forse non avrei dovuto guardare la puntata di Ballarò dell'altra sera durante la quale parlavano della situazione delle neo mamme tedesche...). 

Ho trovato quest'articolo che parla proprio dell'argomento appena trattato.






sabato 23 maggio 2015

I terrible twos tra capricci e spasmi affettivi (o temper tantrums)

Intorno ai due anni i bambini scoprono di possedere una propria personalità: da bimbo pacioccoso  e adorabile, il cocco di mamma e papà si trasforma in un esserino capriccioso, che dice sempre "no" e sembra intenzionato ad esasperare chiunque gli stia intorno. A volte questo comportamento assume una forma estrema: improvvisamente il bimbo si butta a terra, comincia ad urlare con tutto il fiato che ha in gola, non riesce a comunicare e sembra che abbia lo sguardo fissato su qualcosa che gli incute puro terrore.
Mi è capitato di vedere mio figlio così solo due volte, ma mi auguro che non succeda mai più… La prima volta è partito tutto da un semplice capriccio: avevamo fatto un po' tardi (era la vigilia di Natale), stavo cambiando l'ultimo pannolino prima della nanna al mio angelico duenne, che come tante altre volte protestava e non ne voleva sapere. Io continuo imperterrita come al solito, e il pianto comincia a farsi più forte, fino a raggiungere un'intensità e una disperazione mai viste. Si butta a terra, urla più che può, ha gli occhi sbarrati che comunicano uno stato di pura paura… comincia a gattonare al contrario e a volersi infilare sotto al letto, poi nella fessura tra il divano e la parete, come se volesse nascondersi da qualcosa. Giuro, scene da far invidia all'esorcista di Friedkin. Non siamo davanti a una crisi di pianto o a un capriccio qualsiasi: il bimbo ha perso completamente il controllo di se stesso, ed ora è questo il motivo per cui si dispera. Provo a consolarlo con le buone, ma non riesco a tenerlo in braccio perché si divincola. Ci prova mio marito, ma è come fare il bagno ad un gatto. Proviamo a sgridarlo, niente da fare. Proviamo a lasciarlo da solo: non si calma. alla fine ipotizziamo che sia in preda a un dolore devastante, e mentre lui continua a contorcersi a terra, decidiamo di portarlo all'ospedale. Mi avvicino, gli tolgo il pannolino, il papà gli dice con fermezza: "cumò vonde!"… e il pianto comincia a cambiare. Socchiude gli occhi e pian piano si calma: lo porto a letto, gli metto un altro pannolino e si addormenta singhiozzando. Abbiamo ispezionato il pannolino precedente millimetro per millimetro, pensando che ci fosse qualcosa che gli dava fastidio: niente. Singhiozza nel sonno per un'altra oretta, e il giorno seguente si sveglia sorridente e pimpante come niente fosse.
Il secondo episodio è capitato dopo un mesetto, non mi dilungo nei dettagli ma gli ingredienti erano gli stessi: sonno, una futile causa scatenante, rapida degenerazione del pianto e fine della "scenata" dopo un mio fermo e autoritario "cumò vonde!", seguito da nanna singhiozzante… e al risveglio, come nuovo. Ho trovato molto utile, oltre ai consigli della pediatra e alle chiacchierate con la sua tagesmutter, anche questo articolo, che traduco qui per chi non ha dimestichezza con l'inglese (per scaricarlo bisogna inserire nella casellina il proprio indirizzo di email). A mio parere fa un po' di confusione tra capricci e spasmi affettivi, ma suggerisce tante strategie offrendo diversi spunti a cui ispirarsi per trovare una soluzione consona alla propria situazione.
Le mie conclusioni riguardanti il mio caso: il bimbo in questa fase della vita si trova sotto stress perché capisce le potenzialità del suo libero arbitrio e ne è in qualche modo sopraffatto. Nonostante ciò, ha ancora bisogno di una figura di riferimento che gli ponga dei limiti, e non riesce a gestire il conflitto emotivo generato da questa contraddizione. Così, quando le condizioni ambientali (es. stanchezza) fanno calare il suo livello di sopportazione, il sistema va in tilt, e una voce autoritaria può aiutare il bimbo a "resettarsi".


giovedì 21 maggio 2015

Novità abbattimento rette

Ci sono novità importanti per i genitori che intendono iscrivere i propri figli al nido.
Quest'anno la Regione Fvg ha assicurato che cambieranno le modalità di erogazione dei fondi destinati all'abbattimento delle rette e quindi, a partire da settembre, le famiglie potranno versare al Comune la retta già ridotta della quota di contributo regionale.
Un'esempio: se la retta è di 500 € e, in base agli scaglioni ISEE determinati dalla regione, il contributo ammonta  a 150€, la famiglia verserà al Comune solo la differenza, ovvero € 350.
Successivamente la Regione, attraverso l'Azienda per i Servizi Sanitari, rimborserà il contributo direttamente al Comune.


mercoledì 20 maggio 2015

Crescere un figlio maschio

Questa giornata di pioggia mi costringe a riflettere sul futuro di mio figlio, ora così dolce e affettuoso, ma che presto, ahimè, si trasformerà in un piccolo uomo fino a diventare un adulto.
so già che i papà non apprezzeranno questo post, ma, diciamocelo, viviamo in due pianeti diversi e MOOLTO distanti tra loro. Non me ne vogliate per questa affermazione, ma, giustamente, da mamma un po'mi preoccupo. Spero di crescere mio figlio nei migliori dei modi e farlo diventare un uomo affidabile, responsabile e maturo, per questo cerco di crescerlo con tutto l'amore possibile, ma facendogli capire che non esistono mansioni da donna o da uomo e che anche lui può aiutare in casa, cucinare, riordinare, pulire la cameretta e quant'altro. Adora i motori, ma non ci vedrei nulla di male se volesse giocare con una delle mie vecchie barbie, mentre il mio compagno tende a dargli un'educazione più "tradizionale" che io non approvo.

Navigando ho trovato vari articoli che parlano di come crescere i figli, ma credo non esistano delle regole; è tutto molto istintivo e ogni genitore crede di farlo nel migliore dei modi, sbagliando molto, ma siamo umani.

Di certo a noi mamme di figli maschi spetta un arduo compito! fin lì non ci piove :-)